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Fashion Inspiration FW 1920

Quello della modernità è un paradosso che può essere parzialmente spiegato e analizzato con un’attenta ricerca su quelli che sono i bisogni e i desideri della società.In questo senso, analizzare il contesto fashion in cui siamo immersi diventa fondamentale per comprendere le ragioni da cui nascono mode e tendenze.La stagione Fall Winter 19/ 20 è fortemente caratterizzata da un “sacrificio” inteso come atto di coraggio verso qualcosa di più importante: non un limite, quindi, ma un motivo per sentirsi liberi di poter scegliere il meglio. 

Sono quattro le macro tendenze che ci accompagneranno durante la prossima stagione autunno / inverno.

Per guardare al futuro è necessario salire sulle spalle dei giganti, come sostenevano Adorno e Horkheimer. Ed ecco che, per avere una visione esatta del futuro, è necessario conoscere attentamente le nostre radici, prendendo esempio da chi ci ha preceduto. 

Il nostro debito nei confronti del classicismo è espresso con la rinuncia alla spettacolarità in favore della qualità: lane pregiate, tessuti double face con colori naturali e confortevoli, grazie anche alle linee oversize. Comodità e comfort sono ben evidenti in designer come Max Mara, Burberry e Jil Sander. Anche il make up rispecchia pienamente la classicità rivisitata del trend: linee minimali e geometrie accompagnano un make up pulito e delicato.

La tradizione, intesa come appartenenza territoriale, si fa narrazione esperienziale dove la natura diventa tangibile in tessuti artigianali, con colori e fantasie tribali. La pelle e le lane diventano tessuti primari e fondamentali per descrivere manualità e tradizione culturale. Le linee degli abiti risaltano quelle del corpo e gli accessori etnici fanno da contorno a tessuti jacquard e gobelin. Il make up è caratterizzato da una palette colori che spazia dal marrone al blu, passando per il verde e il giallo. Alcuni degli stilisti in cui possiamo ritrovare questo trend sono Kenzo, Emporio Armani e Jean Paul Gautier.

Il fascino indiscreto della industrializzazione ha fatto si che la moda si infiltrasse anche nei luoghi di lavoro: il modo di vestirsi cambiava ed emergevano nuove forme e tessuti che garantivano una dinamicità nei movimenti tale da facilitare il lavoro.Parallelamente nasceva anche una democratizzazione della moda in quanto economicamente più accessibile. Oggi assistiamo ad un assestamento della moda industriale, fatta di praticità e dinamismo.  La tuta da lavoro diventò negli anni un fashion symbol e oggi la ritroviamo nelle collezioni di designer come Rick Owens, Louis Vuitton e Alberta Ferretti. Il make up diventa industriale, con una palette colori che vanno dal Cool Grey al verde militare.

La metropoli sub urbana, contraddistinta da culture multietniche, rimanda inevitabilmente ad una distinzione fondamentale di Ferdinand Tonnies: comunità e società. A differenza della società, fatta da individui separati, nella comunità le persone vivono in un perenne stato di rapporto reciproco, fondato sulla condivisione di valori, simboli e significati.  Il senso di appartenenza, dunque, è ciò che unisce le comunità sub urbane descritte spesso come anti-eroi ,ma che in realtà rappresentano esattamente la Moda: un modo di pensare comune che ha come conseguenza l’unione o la separazione.  L’abito diventa un segno di riconoscimento, composto da materiali che giocano sui contrasti tra lucido e opaco, nero e fluo come la pelle, il jersey con temi fantasy. Le linee sono street style, fetish e iper sexy.  Alcuni dei designer che abbracciano questo trend sono Balmain, Vetements e Undercover. Il make up in questo senso si fa accentuato: la palette colori spazia dal verde al nero e le nuances sono estremamente contrastate.